Dott. Marco Schneider
Psicologo e Psicoterapeuta

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Mia figlia non la capisco più

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Buongiorno Dottore,

 le scrivo perche' mi ha suscitato fiducia quanto ho letto sul suo sito web. Sono una lavoratrice in pensione, col problema di una figlia 32enne, che ha un disturbo psichiatrico. Gia' intorno ai 14-15 anni la portai in terapia da un professore della mia zona, vicino ad Arezzo.

Questo professore aveva prescritto a mia figlia dei farmaci (ricordo che avrebbe dovuto prendere lo xanax, il centrum, un antipsicotico, e forse un 4° farmaco). Mia figlia dopo breve tempo (una settimana) non volle continuare la cura e le sedute, e io non insistetti.

Mia figlia vive da sola gia' da oltre 10 anni, manifesta in determinate occasioni, e questo dall'adolescenza, non capisco per quali cause, improvvise crisi di rabbia e desiderio di fare del male a chi ha vicino (per fortuna ci sentiamo solo col cellulare), e soprattutto vede me come un mostro cattivo che le avrebbe rovinato la vita (mentre il papa' sarebbe un santo!).

Preciso che tratta malissimo, anche con violenza fisica, i ragazzi coi quali riesce ad avere una qualche forma di relazione che duri più di qualche giorno.

Quindi sostanzialmente e' sola, ed ha partners che durano molto poco. Non mi spiega ovviamente nulla della sua vita ne' di come si guadagna da vivere, però tre anni fa ha avuto seri problemi con la casa perche' non pagava le spese condominiali.

Mio marito e' irresponsabile nel senso che non crede necessario fare nulla (preciso che il medico di base di mio marito una dozzina di anni fa mi disse che lui avrebbe già dovuto essere in cura psichiatrica da molto tempo).

Concludo per sintetizzare: come posso io intervenire affinchè mia figlia cominci a curarsi e quindi sia in grado poi di vivere una vita decente?

Ciliegina sulla torta, pochi giorni fa mi scrive di aver appena abortito, lasciandomi trasecolata, anche perchè si mette a delirare minacciandomi di morte in modi assai truculenti, salvo poi dire che mi voleva mettere alla prova con quella notizia (era vera o falsa? non si riesce mai a farsi dire la verità! E poi aggiunge che tra qualche mese fara' un altro figlio). Mi scuso ma volevo darle il quadro della situazione completo.

Lei pensa che sarebbe utile mi rivolgessi ad uno psichiatra dove la figlia abita (io abito in provincia), ma non penso sia utile, dato che ne' la figlia, ne' il marito accetterebbero mai di farsi coinvolgere.

Rivolgermi ad un tribunale? Ma con quale motivazione? E a che servirebbe?

Le confesso che ormai non ne posso più di sopportare questa situazione assurda, sto pensando di abbandonare tutti ed andarmene a vivere al mare, in un luogo lontano da qui, nei luoghi delle mie vacanze infantili, cercando di dimenticare di avere una figlia in quelle condizioni.

Prima o poi succederà una tragedia a mia figlia, è quasi matematico, date le condizioni, e io non posso fare altro che aspettare, temo.

Ah, ho anche saputo che se mia figlia finisse ricoverata in psichiatria nessuno me lo comunicherebbe, in quanto maggiorenne (hanno questo obbligo).

Penso che anche in caso di morte o tragedie del genere, nessuno mi avvertirebbe.

Concludo dicendo che ho tentato di agganciare la figlia, per capire di che vive e con chi e che cosa fa, tramite un buon detective privato, visto che lei non mi rivela nulla, ma non ha scoperto nulla neanche lui perché, stranamente, mia figlia e' come se non esistesse dal punto di vista civile, così mi ha proprio detto con testuali parole, inoltre non era mai presente nei luoghi in cui diceva di essere. 

Capirà la mia disperazione, poi ho 70 anni, soffro di vari problemi fisici da anni e soffrivo di depressione dagli anni '70, curata poi con serotonina, che però mi dava emorragie. 

Infine, al momento, per l'auto dipendo dal marito anche se ci sono bus sebbene un po' difficili da raggiungere, ma coi quali posso andare ad Arezzo e da lì eventualmente spostarmi col treno. 

Mi scuso per la lunghezza.

Mi può dire per favore cosa farebbe al mio posto? Oppure mi può consigliare un ente, un esperto, chiunque, in grado di aiutarmi, meglio se qui ad Arezzo?

La ringrazio infinitamente.

 

Le lascio il mio cell. però non mi chiami che non rispondo quasi mai, e io non telefono, a meno che il marito non sia fuori casa, perchè non e' mai stato d'accordo sul fatto di curare la figlia, e forse si litigherebbe.

Piuttosto, se può, gentilmente mi scriva. Grazie!

 

  

La risposta del Dott. Schneider

 

Buongiorno,

 

                               la ringrazio per avermi scritto.

Ho letto con attenzione la sua mail, che mi ha permesso di comprendere bene la sua sofferenza e la complessità della vostra situazione.

Rispetto a quanto mi scrive rilevo che essendo ormai sua figlia più che maggiorenne e non abitando più con lei da tempo, le sue possibilità di intervento diretto sono limitate, sebbene non del tutto assenti. 

Bisogna innanzitutto tener conto dei tentativi già fatti di aiutare sua figlia e voi tutti ma anche, come lei mi ha ben descritto, vanno considerate le condizioni di suo marito, di sua figlia e le sue presenti e passate difficoltà.

Ora, se mi chiede come mi muoverei io le rispondo che cercherei uno psicologo di orientamento sistemico-relazionale che possa aiutare me (ed eventualmente anche mio marito, qualora desse la disponibilità) a capire che ruolo sto giocando in tutta questa situazione (se ne sto giocando uno) che affligge la mia famiglia, e quali sono i comportamenti più adatti da tenere per interfacciarmi con mia figlia aiutandola al meglio.

Rispetto alla possibilità di rivolgersi ad un Tribunale, francamente non so. Capirei se rivolgermi ad un legale per istruire una richiesta di invalidità o di un amministratore di sostegno per sua figlia, ma serve qualcuno che valuti tutte le informazioni necessarie sullo stato di salute di sua figlia.

Per quanto mi dice non so se ci sono gli estremi, ma va valutato alla luce di tutte le informazioni.

Spero di esserle stato di aiuto nell'orientarla. 

 

Saluti,

M. Schneider

 

 

Il commento del Dott. Schneider

Capita molto spesso che genitori preoccupati (e anche confusi) per le difficoltà dei figli non sappiano più, dopo anni di conflitti, di tentativi, di medici, di paure e arrabbiature, come prendere i propri figli e come uscire da una situazione che appare senza prospettive.

Capita a volte che questi ragazzi, tante volte già degli adulti, vivano per conto loro, spesso però in condizioni economiche molto precarie ed impiegando il loro tempo in attività delle quali non danno la minima notizia ai familiari, magari impegnandosi in relazioni sentimentali fortemente instabili.

Questo genere di situazioni si presenta purtroppo molto spesso nel lavoro degli psicologi che si occupano di disagio psichico serio nei giovani adulti.

Spero vivamente che questa signora, che ringrazio per aver concesso l’autorizzazione alla pubblicazione della sua mail, riesca a trovare (magari accompagnata dal marito e forse, perché no?, dalla figlia) uno psicologo del quale fidarsi per iniziare un percorso di analisi delle relazioni e degli stili comunicativi nella sua famiglia.

Perché i sintomi oggi manifestati dalla figlia della signora sono l’esito di una serie di fatiche sul piano della reciproca comprensione, del riconoscimento reciproco e nelle interazioni in famiglia, che per evolvere necessitano prima di tutto di essere raccontate e condivise.

Questo è il consiglio che do a tutti i genitori che vivono una situazione simile a questa. 

E se la ragazza non dovesse voler partecipare alle sedute?

Il mio consiglio alla signora è di non subordinare il proprio percorso di riflessione alle scelte (ma soprattutto alle paure) della figlia in questo momento.

Se lei, preferibilmente con il marito ma anche sola se necessario, trovasse la motivazione per iniziare un percorso psicologico, sono certo che verrebbe presto o tardi accompagnata alle sedute dalla figlia per parlare insieme di come vanno le cose.

Molti auguri!

 

 

 

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